Barbacovi Francesco Vigilio
1738 novembre 11 – 1825 luglio 23
Altre forme del nome:
Nomete Accademico Agiato
Giurista e storico, nacque a Taio il 12 settembre 1738. Studiò filosofia e retorica nel Collegio gesuitico di Trento e quindi seguì la carriera forense sulle orme del padre Antonio Bonaventura, studiando da sé la giurisprudenza e praticando successivamente l’avvocatura per una decina d’anni. Dal 1767 fu professore di diritto civile nel liceo di Trento succedendo a Carlo Antonio Pilati. Egli cercò di svecchiare il metodo di insegnamento non basandosi unicamente e pedissequamente sul principio d’autorità e il diritto comune, ma introducendo la lezione dei moderni pensatori, vessilliferi dello “ius naturale”. In difesa del suo metodo di insegnamento pubblicò nel 1770 la “Dissertazione sopra una questione riguardante la costituzione esemplare con alcune riflessioni intorno al modo d’insegnare la giurisprudenza romana”, Trento, Monauni. Nel 1772 il principe vescovo Cristoforo Sizzo de Noris lo nominò assessore nel tribunale ecclesiastico e due anni dopo membro del Consiglio aulico, potendo mantenere la carica di assessore, ma dovendo rinunciare alla cattedra di diritto. Difese i diritti del principe vescovo contro le pretese del Magistrato consolare di Trento con l’opera “Vindiciae celsissimi Tridentini principis”, Trento, Monauni, 1774. Nuovamente nel 1782, con la pubblicazione dell’opera “Osservazioni del consigliere Barbacovi sopra due voti del signor canico barone Gentilotti presentati al Capitolo della Chiesa Cattedrale di Trento” si battè a sostegno dell’autorità principesco-vescovile, contro le tesi espresse dal canico Giovanni Benedetto Gentilotti nella seduta capitolare del 1781. Era vescovo all’epoca Pietro Vigilio Thun, succeduto al Sizzo nel 1776. Secondo il Barbacovi, fautore dell’assolutismo illuminato, gli altri corpi politici cittadini, Capitolo della Chiesa Cattedrale e Magistrato consolare, dovevano prestare ubbidienza al principe-vescovo, derivando da lui unicamente il loro potere, mentre per il Gentilotti un governo stabile era dato dall’equa contrapposizione delle forze politiche in gioco. Il Barbacovi, nuovamente come all’epoca del Sizzo, riuscì a far prevalere la proprie idee, smontando punto per punto le rivendicazione del Gentilotti. Nel 1784 il vescovo, su istanza dell’imperatore Giusppe II, gli conferì l’incarico di redigere un nuovo codice civile, uniformandosi così al regolamento giudiziario austriaco del 1781. Ciò significava rendere più snella la trattazione delle cause, eliminando la varietà di consuetudini giuridiche radicate nel territorio. Nel 1785 venne stampato in due volumi il “Progetto di un nuovo codice giudiziario nelle cause civili”. La posizione del Barbacovi scardinava il monopolio del patriziato cittadino, che non tardò a far sentire la propria voce, proponendo un progetto alternativo. Ma il principe vescovo impose l’osservanza del codice barbacoviano e nel 1788 la versione definitiva venne data alle stampe. Rimarrà in vigore fino al 1807 con l’introduzione del nuovo regolamento giudiziario austriaco. L’opera fu sicuramente uno dei più alti portati del riformismo illuministico e sebbene osteggiata in città, dove non trovò applicazione, come anche in Val di Fiemme, fu generalmente accolta favorevolmente, tanto che il 13 febbraio 1790 venne eretta nel palazzo assessorile di Cles, una statua marmorea di Pietro Vigilio Thun “per avere dato à suoi popoli un Codice di leggi giudiziarie, dettate dalla sapienza e dall’amore del bene degli uomini”. Nello stesso anno il Barbacovi dovette intervenire per ripristinare l’ordine in qualità di commissario plenipotenziario a Riva, contenendo il potere del ceto aristocratico. Grazie all’impegno dimostrato in questi anni, ottenne il titolo di conte del Sacro Romano Impero. Dal 1791 fece parte dell’Accademia degli Agiati col nome di Nomete. Nel 1792 venne nominato cancelliere aulico. Messo in cattiva luce agli occhi del vescovo e accusato di malversazione, fu licenziato nel 1796. Con l’arrivo delle truppe francesi riparò a Vienna, facendo ritorno a Trento solo nel 1806. Riuscì ad ottenere incarichi sotto i diversi governi che si succedettero in questo torno di anni, dedicandosi contemporaneamente alla letteratura, nonostante fosse afflitto da cecità incipiente. Morì a Trento all’età di 87 anni il 23 luglio 1825
(P.G.)

Bibliografia

AMBROSI 1894, pp. 95, 108-109
BARBACOVI 1990
DI SIMONE 1992
FRANCOVICH 1964
NEQUIRITO 2002, pp. 65-81
STORIA DEL TRENTINO 2000, IV, pp. 140-147, 216-227
TOVAZZI 2006, pp. 313-314
 
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