Accademia roveretana degli Agiati
1750 dicembre 27 -
Altre forme del nome:
Accademia degli agiati ; Accademia di scienze lettere ed arti degli agiati ; Accademia roboretana lentorum
Nella prima metà del Settecento, Rovereto, grazie al benessere economico dato dalla produzione della seta ed al governo illuminato di casa d’Austria, catalizzò attorno a sé le figure di numerosi intellettuali, che, in nome del razionalismo e della libertà di pensiero, scossero le coscienze sonnecchianti nell’imperante conservatorismo, bigotto e superstizioso, facendo di Rovereto il centro della rinascita culturale della Regione. Con i suoi scritti polemici, tra tutti il “Congresso notturno delle Lammie” e la rete di relazioni intessuta grazie all’esperienza dell’Accademia dei Dodonei, attiva tra l’agosto del 1727 e il maggio 1733, Girolamo Tartarotti fu l’anima di questo movimento di pensiero, che, nell’Accademia degli Agiati, trovò la sua massima e compiuta espressione. Fondata il 27 dicembre 1750, per volere di alcuni giovani intellettuali ritrovatisi in casa Saibante, Giuseppe Valeriano Vannetti, Gottardo Antonio Festi, Bianca Laura Saibante, Francesco Saibante e Giuseppe Felice Givanni, assunse come impresa un chiocciolino che striscia verso la sommità di una piramide, col motto stampato su d’un cartiglio, “Giunto ‘l vedrai per vie lunghe e distorte” e come nome quello di “Agiati”. Infatti “operando a loro agio, esclusa dai loro studi la soverchia fretta e precipitanza, producitrice sol di parti sconci e immaturi, s’appigliavano al bel temperamento tra lentezza e fretta adottando il motto latino: Festina lente”. Alla maniera delle altre accademie, furono inoltre stabilite le cariche, ogni mese era nominato il Principe col titolo di “Agiatissimo”, i nomi di ciascun membro, anagrammi del nome e cognome di battesimo, la cadenza degli incontri, e le norme, confluite in seguito, nello Statuto approvato da Maria Teresa il 29 settembre 1753. Fu scelto anche il patrono, s. Giovanni Evangelista, la cui festa si celebra il 27 dicembre, giorno della prima riunione. Svariati gli argomenti, sia scientifici che letterari, d’interesse anche locale, trattati nelle pubbliche tornate, come don Felice Givanni che illustrò per primo il dialetto della Valle Lagarina con “La Colombera di castel Corno de Colombano dei Colombi”, a dimostrazione d’una progettualità enclopedica collettiva aliena da qualsiasi settorializzazione personale. Con l’approvazione ufficiale da parte di Maria Teresa d’Austria ed il controllo costante della corte austriaca, come manifestato nel progetto d’istituire nel 1765 una Società agraria sul modello di quelle svizzere, verranno meno sia l’iniziale spinta libertaria, sia la fede univoca nel progresso della ragione e della scienza a beneficio della conservazione di privilegi acquisiti e della sopravvivenza della stessa istituzione. Tratto caratteristico dell’accademia roveretana rispetto alle consorelle della penisola, fu l’apertura al mondo germanico, testimoniata dal numero crescente di soci austriaci e tedeschi iscrittisi, primo dei quali fu, nel 1751, Joseph von Sperges, dalla traduzione e dalla recensione su giornali italiani di opere tedesche, dall’intensa attività di Giuseppe Valeriano Vannetti. Ciò non significò tuttavia la rinuncia alla difesa della propria italianità e di ciò ne reca testimonianza l’opera dello stesso Clementino Vannetti, figlio di Giuseppe Valeriano e segretario dell’Accademia dal 1776 al 1795, ma semmai la consapevolezza di esser tramite e punto di fusione tra il mondo tedesco e quello latino. Con la morte di Clementino Vannetti (1795), si chiude un periodo nella storia dell’Accademia, fecondo e costruttivo. I venti di guerra, soffiarono sulla regione e l’arrivo delle truppe napoleoniche, da lì a poco, decretò la fine dell’Accademia. Il 7 gennaio 1813 per volere del viceprefetto di Rovereto Pietro Parolari Malmignati di Lendinora venne ricostituita ufficialmente e, con il ritorno degli Austriaci al governo nel 1814, iniziò la ripresa dell’attività accademica. Nel corso dell’Ottocento e fino alla fine del primo conflitto mondiale l’Accademia rimase fedele allo spirito iniziale, di apertura verso la cultura tedesca e di difesa dell’italianità del Trentino, interpretando prima le aspirazioni costituzionali, poi irredentistiche locali. A tutt’oggi l’Accademia continua la propria attività. Riuscita a riassestarsi dopo i contraccolpi bellici di primo Novecento, si pose nel solco della continuità, sostenendo la centralità della cultura come bene pubblico da salvaguardare nella multiformità delle espressioni.. Da segnalare, per un accordo tra comune ed Accademia, la costituzione di una pubblica biblioteca nel 1765, contenente manoscritti e pubblicazioni dei soci e, a partire dal 1826, la pubblicazione degli “Atti della I.R. Accademia degli Agiati in Rovereto”, contenenti i resoconti dei lavori discussi nelle tornate pubbliche e, dal 1981, gli indici degli articoli
(P.G.)

Bibliografia

BALDI 1982
BONAZZA 1998
EMER 1895
FERRARI 1995
MANFRONI 1882
MEMORIE 1901
POSTINGER 1898
TUMA-HOLZER 1977
TRENTINI 1952
 
stampa