Manfroni Francesco
1725 luglio 4 – 1809 marzo 16
Altre forme del nome:
Giuseppe Francesco Manfroni; Dottor verde Accademico Acceso; Fronimanio
Nato a Caldes il 4 luglio 1725 dal giureconsulto Matteo Manfroni, e da Anna Maria de Luca di Denno, studiò a Roma, presso i Padri Filippini tra il 1746 e il 1750. Laureato in legge, fu nominato geografo dell’Imperial regio direttorio militare nel Tirolo. Non sappiamo con certezza in quale università abbia compiuto gli studi giuridici, sicuramente ottenne il titolo di dottore entro il 1764, anno in cui pubblicando un’egloga in onore dell’imperatore Giuseppe II, si definisce “Trentino nelle Leggi Laureato e geografo deputato dal Regio Imperiale-Direttorio Mulitare nel Tirolo”. Inoltre è nominato tra i professori presentatisi al concorso, bandito il 27 maggio 1758 per la cattedra di ragione civile nel ginnasio di Trento, costituendo in tal modo la data, termine “ante quem” per l’attribuzione del titolo dottorale. Fece parte dell’Accademia degli Accesi col nome di “Dottor verde”, presubilmente tra il 1761 e il 1764, quando, il barone Cresseri, cercò di far rivivere l’Accademia. Infruttuoso fu invece il tentativo di essere aggregato all’Accademia degli Agiati. Giuseppe Valeriano Vannetti infatti non rispose alla richiesta del Manfroni, della quale reca testimonianza una lettera spedita da Vienna il 2 maggio 1764. In quell’anno il Manfroni soggiornò nella capitale austriaca, dedicandosi agli studi umanistici, mentre nel 1769 sappiamo che viveva a Bolzano, celibe, in qualità di avvocato mercantile. Qui ebbe una causa tra il 1771 e il 1774 con il mercante bolzanino Joseph Stokomer, per cui lavorava, in merito ad una somma di denaro che il Manfroni riscosse in nome dello stesso. Il processo si concluse con il pagamento di 140 fiorini da parte del Manfroni, più le spese giudiziali. I guai non erano ancora terminati. La stampa infatti nel 1788 di una carta geografica, nella quale il Trentino veniva incorporato al Tirolo, provocò al Manfroni lo sdegno di Clemente Baroni Cavalcabò e dei canonici della cattedrale di Trento che ricorsero in istanza al cancelliere Gentilotti, affinché ponesse riparo alla situazione, ritenendo offesi i diritti del principato. Il Manfroni fu quindi incarcerato nelle prigioni di Trento e subì un processo. Pubblicò inoltre altre carte geografiche, una dell’Anaunia, ed un’altra delle Valli di Non e Sole, di controversa datazione, poesie d’occasione ed un periodico annuale intitolato l’“Indovino filosofo”, uscito tra il 1784 e il 1787. In quest’opera il Manfroni, atteggiandosi a censore, si scagliò con furore contro i medici, gli avvocati, i notai, gli indovini e gli almanacchisti. Le critiche non tardarono a farsi sentire, in particolar modo dal Tovazzi che definì “il prodotto dispregevole, inetto, inutile, adulatore, indegno della stampa … stomachevolissimo … degnissimo delle fiamme”. Il Monauni, condividendo il parere, si rifiutò di continuarne la pubblicazione, nonostante avesse avuto l’approvazione dell’esaminatore prosinodale Leonardo Tonioli. Il Tovazzi criticò non solo la scrittura, ma anche l’autore, definendo il suo modo di scrivere “incivile, maledico, ingiurioso, satirico, esagerante e contrario ai buoni costumi”, in ciò forse pungolato dall’astio per le accuse mossegli al suo “Giornale trentino”. Nel 1789, amareggiato dalla situazione, il Manfroni andò a Vienna, fermandosi lì fino al 1794. Ritornato in patria, si dedicò alla cartografia, secondo quanto riferisce il Ferrari, che cita una carta geografica del Tirolo occupato dai francesi del 1801, accanto alla già menzionata delle Valli del Noce. Morì a Caldes il 16 marzo 1809, venendo sepolto nel cimitero della chiesa di San Rocco
(P.G.)

Bibliografia

AMBROSI 1894, pp. 131-132
BEZZI 1983, p. 93
BONOMI 1930, p. 84
DE FINIS 1987, p. 226
DELL'ANTONIO 1950, pp. 401-403
FERRARI 2003
THUN 1884
TOMASI 1997, pp. 98, 168-169
TOVAZZI 2006, pp. 254-255
TOVAZZI 56-57, pp. 159, 163
 
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