Thun Pietro Vigilio
1724 dicembre 13 – 1800 gennaio 17
Altre forme del nome:
Thunn Pietro Vigilio; Thun Pietro Michele Vigilio
Nato a Trento il 13 dicembre 1724 morì a Castel Thun il 17 gennaio 1800. Figlio di Agostino e Antonia contessa Spaur, fu eletto vescovo di Trento il 29 maggio 1776. Il suo governo si svolse in un periodo cruciale per la storia del principato che, minato dalle spinte riformistiche accentratrici di Maria Teresa e di Giuseppe II poi, venne definitivamente spazzato via dalla rivoluzione francese, dopo sette secoli di autonomia.Studiò retorica nella cittadina trentina e indi, perfezionò gli studi in diritto e teologia all’accademia ecclesiastica di Roma. Giovanissimo, nel 1738 entrò nel Capitolo, prendendo il posto del conte Giuseppe Lodron, che gli cedette il proprio canonicato a seguito di pressioni subite dal Magistrato consolare. Numerose furono le cariche ottenute negli anni seguenti: arcidiacono nel 1749 subentrando al suffraganeo Giovanni Venceslao Spaur, canonico e quindi decano del Capitolo salisburgense. Candidato già nel 1763 al soglio vescovile, in quell’occasione non risultò eletto, poiché i canonici non furono compatti nella scelta, disperdendo i voti e rimettendo infine la scelta a papa Clemente XIII. Così non fu nel 1776 quando, con un’ampia maggioranza di voti in seno al Capitolo, fu designato quale successore di Cristoforo Sizzo. La consacrazione avvenne il 30 novembre 1776 per opera del vescovo di Feltre, Andrea Minucci e dei prelati di Stams e San Michele all’Adige. Da subito cercò di appianare le controversie sorte negli anni precedenti tra il Principato e la Contea tirolese, tenendo successivi incontri tra i propri commissari e quelli austriaci, al termine dei quali stabilì di recarsi personalmente a Vienna. Frutto dell’incontro con l’imperatrice Maria Teresa, fu il trattato del 24 luglio 1777 con il quale il principato si uniformava alle disposizioni tirolesi in materia amministrativa, legislativa ed economica. Veniva quindi introdotto un unico sistema daziario sulla base delle tariffe austriache ed impedito il libero commercio; si mirava inoltre alla perequazione tributaria sulla base di un moderno sistema di rilevazione catastale. Agendo in questo modo il vescovo aveva visto aumentare le rendite della propria Camera, ma dall’altra aveva sacrificato gli interessi locali e minato l’autonomia del Principato, apparendo l’atto una resa alla volontà centralizzatrice austriaca. Di questo clima reca testimonianza la stampa, avvenuta con l’assenso del principe vescovo, della carta geografica del Tirolo meridionale, opera del cartografo Francesco Manfroni, nella quale il principato trentino compariva incluso. I canonici protestarono, cercando di procedere contro il vescovo come fecero con il predecessore Domenico Antonio Thun; altrettanto fece il letterato Clementino Vannetti con un proprio articolo pubblicato sul “Giornale enciclopedico” di Vicenza nel 1779, ma il tutto si risolse con un nulla di fatto, rispondendo il vescovo che “il suo principato sia nel Tirolo” e la carta geografica rimase in commercio. Nel 1779 Pietro Vigilio decise di aprire una casa di pena, poiché Venezia non accettava più nelle proprie prigioni i criminali trentini. La sede fu individuata nel convento di San Lorenzo, chiuso l’anno precedente (23 maggio 1778) con un breve pontificio. Introdusse quindi il gioco del lotto, con lo scopo di sovvenire al mantenimento della stessa casa e nello stesso tempo, rimpinguare le casse pubbliche danneggiate da coloro che giocavano fuori dal principato. Il Capitolo protestò, vedendovi un incitamento al vizio ed una minaccia alle sostanze dei sudditi e tuttavia il gioco del lotto fu mantenuto fino all’anno 1797. Il 26 dicembre del 1781 il vescovo, forse presagendo il destino del principato, offriva la sovranità dello stesso a Giuseppe II, in cambio di un compenso annuo di cinquantamila fiorini e dell’ordinario vescovile. L’imperatore, sentiti i propri consiglieri ed in particolare il cancelliere Kaunitz, rifiutò, non vedendo nessuna utilità nell’affare, essendo il territorio già praticamente incorporato nei domini austriaci. Ritrovandosi a Vienna nel 1783, il Thun fu invitato da Giuseppe II a riformare l’ordinamento giudiziario, secondo i criteri illuministici di rettitudine e giustezza. Ritornato in patria affidò a Francesco Vigilio Barbacovi l’incarico di redigere un nuovo codice, sul modello di quello austriaco. Approvato dal principe vescovo, entrò in vigore nel 1788 e fu utilizzato in tutti i fori, ecclesiastici e civili, fino all’avvento della sovranità bavarese nel 1806. Il Capitolo sentì minato il proprio potere, essendo stato pubblicato il codice senza il suo consenso e non rispettando la transazione del 1635, nella quale si stabiliva che in ogni affare e causa, il principe vescovo doveva consigliarsi col Capitolo. Il Barbacovi difendendo il Thun, dichiarò sovrana la potestà legislativa del vescovo e la stessa transazione valevole solo per le parti in causa, all’epoca, Carlo Emanuele Madruzzo ed il Capitolo. Quindi, due anni dopo, il principe vescovo emanò un nuovo regolamento per la cancelleria giudiziaria adeguandola alle nuove disposizioni del codice di procedura civile. Il 20 maggio 1796 presagendo un’invasione francese il vescovo fuggì da Trento e si rifugiò a Passavia presso il fratello Tommaso, istituendo una reggenza temporanea con a capo il decano Sigismondo Manci. Il Thun non farà più ritorno a Trento, spegnendosi nel suo castello a Vigo di Ton, il 17 gennaio 1800
(P.G.)

Bibliografia

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